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Copenhagen 2009: USA e Cina per riduzione CO2
11 Dicembre 2009 - La conferenza mondiale sul clima iniziata il 7 dicembre scorso a Copenhagen ha ottenuto le prime risposte di Stati Uniti e Cina alle pressioni europee.
L?Europa aveva chiesto alle due superpotenze, Cina e USA, di operare in modo da ridurre le proprie emissioni in modo più significativo rispetto a quanto dichiarato finora e le prime risposte da parte dei due leader non si sono fatte attendere. Secondo fonti ufficiali, gli USA si presenteranno a Copenhagen con la proposta di ridurre le emissioni di gas serra del 17% (rispetto ai valori del 2005) già nel 2020 per poi aumentare la quota arrivando al 30% entro il 2025, al 42% entro il 2030 e infine all?83% nel 2050. A Strasburgo il Ministro dell?Ambiente svedese, anche Presidente di turno del Consiglio Ambiente UE, Andreas Carlgren, ha affermato che oltre a impegnarsi fattivamente dichiarando percentuali di riduzione per il 2025 e 2030 gli Stati Uniti dovrebbero prevedere anche un piano finanziario importante ?che diminuisca di un quarto le emissioni dovute alla deforestazione nei paesi in via di sviluppo, nel periodo 2010-2015?.
Dal Governo di Pechino, ha detto Carlgren, ?ci spettiamo una riduzione del 30% rispetto al business as usual, e oggi siamo molto vicini a questo?. Il Governo cinese si è inoltre già impegnato a produrre il 15% di energia da fonti rinnovabili e a dare l?avvio a un piano di riforestazione molto vasto. Entro il 2020 sarà un -40% circa rispetto ai livelli del 2005: questa è la percentuale dichiarata dalla Cina che porterà a Copenhagen un piano di riduzione delle emissioni responsabili dell?effetto serra attraverso l?identificazione di obiettivi ?vincolanti? fissati dallo stesso governo cinese e volti a ottenere i risultati annunciati anche attraverso l?uso di provvedimenti finanziari e fiscali ad hoc. Ulteriore obiettivo dichiarato dal governo cinese per il 2015 è quello di aumentare l?impiego di carburanti non-fossili portandone il consumo al 15% del totale. Carlgren continua però affermando che basterebbe un aumento del 10% delle sue emissioni per vanificare due anni di sforzi da parte dell'Ue.